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Pubblicato il Report-Osservatorio della Fondazione GIMBE sullo Schema di disegno di legge recante ‘Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario’ del 30/01/2023

Con il Report-Osservatorio n. 1/2023 la Fondazione GIMBE ha pubblicato le prime riflessioni sull’impatto che lo Schema di disegno di legge recante ‘Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario’ del 30/01/2023 potrebbe produrre nel settore sanitario.

Con maggiore dettaglio, il lavoro si focalizza sul tema del regionalismo differenziato in materia di sanità, analizzando esclusivamente le maggiori autonomie richieste dalle Regioni in materia di tutela della salute.

Partendo dalla considerazione che l’art. 116, terzo comma, della Costituzione prevede la possibilità di attribuire alle Regioni a statuto ordinario “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” (c.d. “regionalismo differenziato” o “regionalismo asimmetrico”) sulla base di un’intesa tra lo Stato e le Regioni che ne facciano richiesta, il Governo ha formulato il relativo DDL di ratifica, analizzato dalla Fondazione GIMBE nel lavoro in evidenza.

Il Report, dopo avere ricostruito le tappe cronologiche del regionalismo differenziato, a cominciare dal 2017, sintetizza, anche attraverso schemi e tavole sinottiche, le maggiori autonomie sulla tutela della salute, richieste dalle Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. In riferimento a queste ultime, il Report esprime alcune considerazioni di carattere generale e, innanzitutto, considera che alcune istanze rappresentano oggi strumenti fondamentali per fronteggiare la grave carenza di personale sanitario e dovrebbero essere estese a tutte le Regioni (abolizione dei tetti di spesa per il personale sanitario e istituzione di contratti di formazione-lavoro). Altre richieste, invece, sembrano aumentare le diseguaglianze regionali, nonostante la riorganizzazione dei servizi sanitari legata alle risorse del PNRR imporrebbe di ridurle; mentre altre ancora si configurano come frammentarie rispetto al SSN. Il riferimento è, in particolare, tra alcuni esempi, all’istituzione e alla gestione di fondi sanitari integrativi «che darebbero il via a sistemi assicurativo-mutualistici regionali totalmente sganciati dalla, seppur frammentata, normativa nazionale; nonché alla tematica della contrattazione collettiva nazionale e degli stessi sindacati. La richiesta all’AIFA di valutazioni sull’equivalenza terapeutica e le autonomie su distribuzione ed erogazione dei farmaci appaiono, viceversa, ragionevoli e occasionate dalla recente riforma dell’AIFA stessa, ai sensi della legge di conversione del DL 169/22, che pure presenta criticità in ordine ai propri aspetti operativi.

Ciò posto, l’Osservatorio esamina il potenziale impatto del regionalismo differenziato in materia di LEA, ossia di le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di compartecipazione (ticket); nonché in tema di mobilità sanitaria. Nelle conclusioni della pubblicazione, la Fondazione GIMBE osserva che «l’attuazione delle maggiori autonomie richieste dalle Regioni con le migliori performance sanitarie è inevitabilmente destinata ad amplificare le diseguaglianze di un SSN, oggi universalistico ed equo solo sulla carta. I princìpi fondanti del SSN si sono già dissolti senza alcun ricorso all’autonomia differenziata, ma solo in ragione della competenza regionale concorrente in tema di tutela della salute. Il regionalismo differenziato finirà dunque per legittimare normativamente e in maniera irreversibile il divario tra Nord e Sud, violando il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini nel diritto alla tutela della salute. E questo proprio nel momento in cui il nostro Paese ha sottoscritto con l’Europa il PNRR, che ha l’obiettivo trasversale di ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali».

In considerazione di ciò, il Report rimarca la grave crisi di sostenibilità del SSN e le significative diseguaglianze regionali e «propone di espungere la “tutela della salute” dalle materie su cui le Regioni possono richiedere maggiori autonomie», raccomandando in ogni caso grande equilibrio di gestione. «Perché i princìpi ispiratori del federalismo, volti alla piena applicazione del principio di sussidiarietà e a migliorare l’efficienza amministrativa, devono salvaguardare la capacità di redistribuzione del reddito per consentire a tutte le persone l’esercizio dei diritti costituzionali fondamentali, in particolare il diritto alla tutela della salute».

 

REPORT 1-2023 GIMBE Autonomia differenziata

 

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